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Animali, Esseri viventi & Co.
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13 settembre 2010

ANIMALI IN ESTINZIONE

 
 
Gli animali più rari del mondo
 
  1. La tartaruga gigante delle Galapagos (Geochelone nigra abingdoni) –
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Senza dubbio, questa tartaruga, una delle poche specie di tartarughe giganti delle isole Galapagos, è l’animale più raro del mondo in quanto vi è un solo esemplare maschio rimasto vivo.
Lonesome George (George il solitario), questo è il nome dato dagli scienziati, è l'unico membro superstite di questa tipica specie rimasto nell’isola Pinta.
Le tartarughe giganti sono il simbolo della fragilità delle isole Galapagos e un costante richiamo per la vigilanza e la conservazione delle specie.
Questa tartaruga è stata considerata estinta fino al 1971, da quando un solo esemplare era rimasto e da allora la Charles Darwin Research Station è alla ricerca di una tartaruga di sesso femminile, fornendo perfino un premio di 10.000 dollari a chi ne trova uno.
 
 
  1. Il Lipote (Baiji, delfino del fiume Yangtze) –
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Con non più di poche decine di individui, questa specie di delfino, che una volta popolava le acque del fiume Yangtze in Cina, è uno dei mammiferi più rari al mondo.  Vittima della veloce crescita economica della Cina e della competizione per il cibo con gli esseri umani. La popolazione residua probabile di lipoti sarebbe comunque bassa e destinata a scomparire: non vivono, per quanto si sappia, esemplari in acquario e l'ultimo, un maschio di nome Qi Qi, morì nel 2002. Ufficialmente la specie è considerata funzionalmente estinta e gli esperti sono alla ricerca di altri membri.
 
 
 
 
 
 
  1. La marmotta dell’isola di Vancouver (Marmota vancouverensis) -
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Questa marmotta si trova solo nelle regioni montuose alte dell'isola di Vancouver, nella Columbia britannica.
La specie è stata segnalata come a rischio già nel 2000 dato che nel 1998 la popolazione aveva raggiunto un minimo storico di solo 75 esemplari e venne avviato un programma di allevamento in cattività. L’obiettivo non ancora raggiunto è quello di ripristinare una popolazione sostenibile di almeno 400-600 marmotte.
 
 
 
 
 
 
  1. Il pipistrello (Sheath-tailed) delle Seychelles (Emballonuridae) –
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E’ un animale a rischio di estinzione con meno di 100 esemplari esistenti al mondo.
Un tempo era comunemente presente nelle Seychelles ma la specie ha subito un drammatico declino della popolazione nella seconda metà del ‘900.
Occorre più ricerca per capire come si comporta la specie e cosa occorre fare per salvarla. Gli scienziati ritengono che si ha bisogno almeno di una popolazione di 500 individui per garantire la persistenza a lungo termine di questa specie di pipistrelli. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  1. Il Rinoceronte di Giava  (Rhinoceros sondaicus) -
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 Specie di rinoceronte con meno di 60 animali che sopravvivono solo in due località conosciute, in Indonesia e in Vietnam. Anche se una volta era diffuso in tutta l'Asia, dal 1930 il rinoceronte è stato cacciato quasi fino all'estinzione in Malesia, India, Birmania e Sumatra. I motivi dell’estinzione sono la caccia indiscriminata per il suo corno (che si ritiene abbia usi medicinali) e le intense pratiche agricole.
Nonostante tutti gli sforzi di conservazione, le possibilità di sopravvivenza del rinoceronte di Giava sono minime perché la popolazione è ridotta e quindi vi sono rischi di malattie e di consanguineità.  
 
 
 
 
 
 
 
6.  La lepre himalaiana (Hispid hare) -
 
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Chiamata anche "coniglio ispido, questa lepre è stata trovata lungo le pendici meridionali della catena montuosa dell'Himalaya, in Nepal, Bengala e Assam.
La deforestazione, la coltivazione e l'insediamento umano sono le principali cause della sua estinzione.
Questo animale si temeva estinto nel 1964 e nel 2001 sono stati registrati circa 110 esemplari in giro per il mondo, ma il numero continua a precipitare a causa dell’impossibilità di allevamento in stato di cattività.  
 
 
 
 
 
 
 
 
  1. Vombato dal naso peloso (Lasiorhinus krefftii) -
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Nel 19mo secolo questa specie di vombato era presente in New South Wales e Victoria, ma ora può essere trovata solo nel piccolo parco nazionale Epping Forest nel Queensland.
Anche se questa zona è stata protetta come Parco Nazionale, le erbe native che mangia il vombato sono superati dalle piante non indigene.
Il vombato dal naso peloso del nord è il più raro marsupiale australiano e probabilmente il più raro grande mammifero del mondo. Stante ad uno studio recente della popolazione, ci sono circa 113 esemplari ed un importante programma di recupero è in corso, finanziato dal governo del Queensland e dal Commonwealth.  
 
  
 
 
 
  1. Il bufalo Dwarf Water (Bubalus mindorensis) -
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Presente nell'isola di Mindoro, nelle Filippine, il Tamaraw è l'unico bovino endemico delle Filippine.
Nel 1900 c'erano circa 10.000 esemplari, 120 nel 1975 e 370 nel 1987. È stato dichiarato specie in pericolo di estinzione nel 2000 dalla World Conservation Union e tale è rimasta fino ad oggi, minacciata dalla dell'agricoltura, della caccia e dalle malattia portate dagli animali domestici.
Nel 2002 la popolazione fu stimata con un numero compreso tra 30 e 200 esemplari. Anche se protetto dalla legge, la cattura e l'uccisione illegale di questa specie continua, purtroppo, a verificarsi.
 
 
 
 
 
 
 
 
  1. La lince pardina della penisola Iberica (Lynx pardinus) -
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E’ la più a rischio al mondo delle 36 specie di gatti dichiarate in fase di estinzione.
Questo lince  una volta era distribuita su tutta la penisola iberica, ma ora la sua area è fortemente limitata in Andalusia.
Minacciata dalla distruzione dell'habitat e della predazione, questo felino è stato ucciso da trappole per conigli o investito da autoveicoli. Il governo spagnolo sta ora cercando di preservare la specie.
Studi del 2005 hanno stimato poco più di un centinaio di esemplari ma la nascita in cattività di alcuni cuccioli porta nuove speranze per il futuro.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  1. Il lupo rosso (Canis rufus) -
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Il lupo rosso è un cugino più piccolo e snello del lupo grigio, storicamente presente nelle regioni del sud-est degli Stati Uniti, della Florida e del Texas mentre ora, il suo habitat (di 1,7 milioni di acri) è solo il nord Carolina.
Nel 1980 furono stimati solo 20 esemplari di lupo rosso, ma il numero è aumentato a 207 grazie ai programmi di allevamento in cattività negli Stati Uniti e più di 100 lupi rossi vivono attualmente in libertà.  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’insetto più raro al mondo
 
 
L'insetto stecco di Lord Howe (Dryococelus australis) -
 
 
 
La cosiddetta “Piramide di Ball”  (Ball's Pyramid) sono i resti di un picccolo vulcano con una guglia arida e rocciosa nell’oceano Pacifico.
Scoperta nel 1788 si pensava priva di forme di vita fino al 2001, quando un gruppo di scienziati scoprì alcuni esemplari di quello che può essere definito l’insetto più raro al mondo. Si tratta dell'insetto stecco dell’isola di Lord Howe che non era stato visto vivo in oltre 70 anni.
Conosciuto come "land lobsters" (aragosta terrestre) o "walking sausages" (salsiccia che cammina), questo insetto lungo sei pollici era comune sull’isola di Lord Howe Island, ma si supponeva che si era estinto, mangiato da ratti neri introdotti quando una nave di approvvigionamento si  arenò sull’isola nel 1918.
Nel 2001 gli scienziati trovarono l’ultima colonia di questi insetti su Lord Howe e non si sa come qualche esemplare (che è privo di ali) possa aver attraversato circa 23 km. di oceano per arrivare sulle coste della Piramide di Ball.  Solo 27 esemplari sono stati trovati sulla guglia rocciosa ed attualmente sono anche allevati in cattività.
 
 
 
 
Riferimenti:
http://www.realestniggas.com/board/showthread.php?t=613555
http://boingboing.net/2009/06/19/worlds-rarest-insect.html 
 
 


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28 febbraio 2010

IL VILLAGGIO SOMMERSO

 
POTOSI’: ieri ed oggi
 
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In Bolivia è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale: la siccità ha iniziato a manifestarsi già a fine luglio e fino ad oggi le piogge sono state poche. Allo stesso tempo vi sono state temperature massime da record, fino a 49 gradi nel Chaco. Le aree maggiormente colpite sono proprio la regione del Chaco e quella dell’Altipiano. A rischio capi di bestiame, l’agricoltura e le riserve d’acqua che mettono a rischio la sicurezza alimentare e la vita degli abitanti. Nella città di Potosì (1200 abitanti circa) si annunciano interruzioni del servizio di acqua potabile e a La Paz, l’impresa pubblica di distribuzione dell’acqua sta promovendo una campagna per l’uso razionale dell’acqua per evitare futuri razionamenti. Le riserve idriche sono già diminuite del 75%. Solamente nella regione di La Paz 23 mila famiglie hanno perso i raccolti e fino a quando non ricomincerà a piovere sarà impossibile iniziare la nuova semina. Anche il lago Titicaca sta diventando un simbolo della siccità: il suo livello è sceso di 4,5 metri rispetto al livello medio e sicuramente supererà il record storico di 5 metri segnato nel 1943. La colpa è del solito El Nino. Anche l’energia elettrica può diventare un problema. Potosì, famosa per le sue miniere d’argento, l'unica città americana citata nel famosissimo romanzo di Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, fu inserita nel 1987 nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, come riconoscimento della straordinaria quantità di monumenti industriali (come gli acquedotti e i laghi artificiali che fornivano acqua alle miniere) e architettonici presenti.
Il serbatoio che alimenta la centrale idroelettrica è al suo livello più basso degli ultimi decenni, e le acque basse hanno fatto emergere un villaggio che è stato in gran parte sott'acqua dal 1985, quando l’area di 20 kmq. fu allagata. Normalmente, solo il campanile della chiesa era visibile fino ad oggi e serviva da misuratore del livello dell’acqua che,  scendendo più di 30 metri, sta rivelando ora resti inquietanti: la chiesa,  case demolite, un cimitero, una piazza.
 
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Il villaggio com’era prima dell’allagamento 
 
 
Nel 1985 un piccolo villaggio di Potosi scomparve dalla carta geografica della Bolivia, sommerso dall’acqua. Tutti dovettero andare via, emigrare, iniziare una nuova vita altrove.
Potosi fu sacrificata in nome del progresso a causa di una diga da costruire sul fiume Uribe. Una diga che doveva produrre energia elettrica e fa parte del complesso Uribante-Caparo, una serie di quattro dighe, tre serbatoi e tre impianti idroelettrici nella regione occidentale del Venezuela, sulle pendici delle Ande che si affacciano sul Llanos, grandi pianure del sud.
Solo due serbatoi esistenti, uno in funzione ed una seconda centrale in costruzione. Ma, di fronte a un deficit di energia elettrica nel paese, il tempo stringe, e, recentemente, il lavoro è ripreso. Ordinanza del Presidente!
Il complesso idro-Uribante Caparo ha una lunga storia. I primi studi sono stati condotti nel 1951, ma solo nel 1960 il primo cemento arrivò mentre il progetto fu definitivamente approvato dal governo nel 1970. I lavori veri e propri iniziarono solo nel 1978. Questo è l'anno in cui l'allora presidente, Carlos Andrés Pérez, arrivato in elicottero a Potosí, annunciò ai circa 1.500 abitanti che il loro paese doveva scomparire. Nel 1985 la prima diga fu completata. L'inondazione della valle cominciò. La gente di Potosi era stata compensata, e dovette lasciare il villaggio. I suoi resti vengono oggi alla luce grazie alla siccità.
 
 
 
 
La cosa più drammatica è che il sacrificio chiesto ai contadini in nome del progresso della nazione non è stato poi giustificato dai fatti se si considera la rovinosa opera di deforestazione effettuata, che la riduzione del flusso di acqua dei fiumi che alimentano il serbatoio ha prodotto energia elettrica inferiore alle aspettative e che la sedimentazione più grande del previsto ridurrà di molti decenni la vita della struttura.
Per la presenza del lago e dei parchi circostanti, il luogo è meta turistica. Alla luce di quello che sta succedendo oggi, probabilmente l’area emersa dalle acque richiamerà molti curiosi, ma i problemi rimangono.
 
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11 ottobre 2009

ALBERO GINEALOGICO

 

Poesia di Eudardo Llanos
 

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eccomi
dunque   qui
sono il frondoso
albero genealogico
della poesia vecchia o nuova
sia adamitica   edenica o satanica.
certe mie foglie cadono   questo è vero
ma sedimentano in terra   diventano concime
i miei migliori frutti s’infrangono sulle teste
di quelli che se ne vanno per i rami ramando o
di coloro che dormono e russano sotto la mia ombra
la verde verità del mio fogliame cerca e ricerca il cielo
por questo le mie radici sprofondano nel sottosuolo
accetto essere annaffiato e potato cantano gli uccelli
miei dimentico coloro che accoltellano la mia corteccia
cancello i loro nomi mano a mano che io cresco
mi spaventano i tagliatori che eseguono
ordini municipali o ministeriali
che male faccio io a nessuno?
A TE CHE GUARDI
TI PREGO
RISPETTA
E AMA
OGNI
RAMO
OGNI
FOGLIA
OGNI
FIGLIA
OGNI
NODO
DEL MIO
TRONCO
E PER FAVORE
NON PISCIARE
SULLE MIE RADICI

 
 
 
 
 
 
 


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31 agosto 2009

WAWONA TUNNEL TREE

 
SEQUOIE GIGANTI
 
 
Alberi!
Siete stati frecce cadute dall'azzurro?
Quali tremendi guerrieri vi lanciarono?
Sono state le stelle? 
Le vostre musiche vengono dall'anima degli uccelli, dagli occhi di Dio, dalla passione perfetta.
Alberi!
Conosceranno le vostre rustiche radici il mio cuore in terra?
 
(Federico Garcia Lorca)
 
 
L'albero Wawona, noto anche come l'albero tunnel, era una famosa sequoia gigante (dal nome di Sequoyah, nativo americano Cherokee, primo scopritore di tali alberi) presente a Mariposa Grove, nel Yosemite National Park (California).
Aveva un altezza di 227 piedi (69 m) con 90 ft (27 m) di circonferenza.
Nel 1881, alla base del grosso tronco, fu scavato un tunnel, ampliando una presente cicatrice causata da un precedente incendio, per permettere il passaggio sulla strada. Tale ferita portò l'albero ad avere una minore crescita e diventare più snello, ma favorì la sua notorietà divenendo col tempo una popolare attrazione turistica. Spesso i viaggiatori lo visitavano per farsi scattare una foto mentre alla guida della loro auto attraversavano il tronco.
Di certo, negli anni, quell’albero ne ha viste di persone passare, dai carri trainati da cavalli nel tardo ottocento fino alle prime automobili del 1960.
Wawona cadde nel 1969 sotto un carico di circa due tonnellate di neve che si depositarono sulla sua cima e si stima che, all’epoca, l’albero avesse circa 2.300 anni. Se ancora vivo, oggi ne avrebbe 2340…. che peccato!!
Chissà se senza quel buco quest’albero avrebbe sopportato il peso di quella micidiale nevicata!
 
Immagine del 1905
 
 
Immagine del 1962
 
 
Quello che rimane di Wawona
 
 


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15 maggio 2009

REPERTI ARCHEOLOGICI?

 
TRIBU’ INDIGENE
 
 
 
Si calcola che nel mondo 300 milioni di persone appartengono ai cosiddetti popoli indigeni, cioè gruppi di esseri umani che vivono a stretto contatto con la natura e in terre che occupano da tempi antichissimi.
Si tratta poco più del 4% della popolazione mondiale e i diritti di queste popolazioni sono sempre stati calpestati. Per questo motivo tempo fa nacque la “convenzione 169” redatta dall’organizzazione interna alle Nazioni unite (ONU) che sancisce, tra l’altro, il diritto dei popoli indigeni al possesso della loro terra, all’eguaglianza di fronte alla giustizia e ad essere consultati in caso di decisioni che li riguardano. Ad oggi solo 20 Stati si sono impegnati a rispettare tale convenzione e si spera diventino molti di più. A firmare sono chiamati anche paesi che, come l’Italia, non ospitano popoli indigeni, ma che comunque, in una economia globalizzata, possono influire sul loro destino.
 
Noi ci preoccupiamo tanto della salvaguardia dell’ambiente e degli animali in pericolo di estinzione, ma lo stesso non si fa per tanti umani che vivono nelle foreste seppure anche loro rischino l’estinzione a causa di disboscamenti o interessi economici che mirano soprattutto ad accaparrarsi le ricchezze che si trovano nel loro territorio: legname, pascoli, petrolio, ecc. E sono pochissimi a preoccuparsene.
Eppure sono ancora molte le tribù piccolissime, a volte sconosciute che vanno a finire sulle prime pagine dei giornali. Veder loro è come vedere una parte di noi stessi perché anche noi vivevamo così non tanti anni fa. Quindi perdere loro significa anche perdere una parte della storia dell’uomo e della sua ricchezza culturale. 

 Fece scalpore, appena l’anno scorso, una delle ultime tribù individuate al confine tra Brasile e Perù, nel cuore dell’Amazzonia (foto in alto), durante un sopralluogo aereo condotto dalla fondazione governativa brasiliana (FUNAI). Stando alle ultime ricerche condotte da antropologi in tutto il mondo, risulta che in varie parti della Terra vi siano complessivamente da 90 a 100 tribù che non si sono mai incontrate con la nostra civiltà. Tali gruppi di persone vivono negli angoli più remoti del pianeta, dalla foresta amazzonica fino alle sperdute isole dell’Oceano Indiano. Ma senza dubbio è l’America del sud ad avere la maggior concentrazione di tribù mai contattate, almeno 60 tra Brasile, Perù, Bolivia, Equador, Colombia e Paraguay. In Asia sono presenti in Nuova Guinea e nelle isole Andamane. Non si conosce come essi vivono ma è certo che si sono adattati perfettamente all’ambiente.
Si tratta di gruppi a volte poco numerosi (10-15) per vivere meglio nella foresta, ma quando l’uomo bianco è arrivato, sono iniziate le atrocità nei loro confronti e alcune tribù attuali sono alcune di quelle che hanno cercato di sfuggire ritirandosi sempre di più nella foresta.
La maggior parte degli antenati dei popoli amazzonici furono sterminati durante il boom del caucciù del 19 secolo, durante il quale il 90% di indigeni locali morì. I pochi rimasti oggi vivono in fuga perenne circondati su tutti i fronti da compagnie petrolifere e multinazionali che oramai invadono il loro territorio senza ritegno. 
A questo si aggiunge il problema delle malattie introdotte dall’esterno e verso le quali tali popoli risultano indifesi. Una semplice influenza può, difatti, costituire una delle principali cause di morte. Il contatto con la civiltà industrializzata e la a riduzione del loro territorio porta inesorabilmente alla scomparsa dei gruppi indigeni, sopravvissuti per millenni. Anche se può sembrare strano, queste tribù perfettamente adattatesi all’ambiente in cui vivono e che noi definiamo primitive, hanno conoscenze che noi non possediamo, sopravvivendo in luoghi in cui noi moriremmo in poco tempo. Anche se noi apparteniamo ad un mondo tecnologico moderno, nelle foreste e nelle savane sono proprio loro, rispetto a noi, ad avere le conoscenze giuste, con capacità che noi non abbiamo.
Noi non sapremmo, per esempio, nemmeno accendere un fuoco senza l’ausilio di fiammiferi o accendini!
 

tribe

 

 

riferimenti: Ulisse, il piacere della scoperta

 

6 agosto 2008

BATTAGLIE CIVILI

 

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30 maggio 2008

ALBERI STRANI

 
Arborsculpture
 
 
Amo la Natura e gli alberi in primis!
In genere non sono daccordo con tutto quello che porta alla manipolazione e alla variazione della natura in generale, specialmente se riguarda la sua sofferenza e la distruzione.
Quale migliore spettacolo nell'ammirare la maestosità di un bell'albero semmai secolare, così come madre-natura l'ha portato avanti?
Comunque, sono secoli che per motivi estetici si "gioca" con le forma delle piante per creare forme particolari o addirittura oggetti d'arte da ammirare nei giardini.
Lo stesso avviene con gli alberi, guardate un pò qua:
 
 
 


 

 

 

 

 
 

 

 

 

 
 
 

 
 

 
Molti di questi alberi non sono naturali ma derivano da un una particolare forma d'arte (?) chiamata in inglese Arborsculpture che con particolari tecniche porta, con gli anni, a simili particolarità. Per questo vi sono dei veri esperti in giro per il mondo. Per esempio, alcuni di questi alberi sono stati creati dall'orticultore americano Axel Erlandson.
 
 
Amo gli alberi più di ogni altra cosa per il semplice fatto che accettano la loro condizione di vita con solenne rassegnazione.
(Willa Cather)
 
 
 
 


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5 maggio 2008

Gli animali piu strani della Terra

 
Panda Rosso. Appartiene alla famiglia dei Procioni ed è detto Panda minore. A differenza degli altri panda, abita solo i boschi delle regioni montagnose della Cina occidentale e le pendici meridionali dell’Himalaya.
 
 
Bradipo (Sloth). Fa parte dell’ordine degli «sdentati» (insieme agli armadilli e ai formichieri) anche se in realtà ha dei piccoli denti. A differenza degli altri mammiferi, i bradipi non sono capaci di mantenere la temperatura corporea costante. Il loro punto forte (si fa per dire!) è un’incredibile lentezza nel fare ogni cosa! Il bradipo vive solitario sugli alberi della foresta pluviale atlantica degli stati di Bahia, Espirito Santo e Rio de Janeiro nel Brasile orientale, spesso sugli alberi di Cecropia. 
 
 
 
Saki monaco (Pithecia pithecia o Pitecia dalla testa bianca). E' una scimmia che vive nel Nord dell’Amazzonia, nelle foreste tropicali a galleria, a palme e nelle savane.
 
 
Tapirus. E'  l'unico genere della famiglia Tapiridi, nell'ordine dei perissodattili e nella classe dei mammiferi. Gli animali appartenenti a questo genere sono comunemente noti come tapiri. Da lui è nato il famoso tapiro di striscia......  Sono animali notturni (fa eccezione il tapiro di montagna) e escono dalla tana per andare in cerca di foglie, germogli e alghe da brucare. Diffusi in centro e nord America, Europa e Asia.
 
 
 
Condylura cristata della Famiglia TALPIDAE. E' una talpa dal muso stellato con un naso inconfondibile a forma di stella, con 22 tentacoli che si irradiano per fiutare le prede in acqua. Vive nel Canada e negli Stati Uniti, in habitat paludosi. E' il "predatore" più veloce del Regno Animale.
 
 
Scimmia proboscidea. E' un raro cercopiteco che vive solo nel Borneo.
 
 
Armadillo. Il Chaetophractus villosus, chiamato comunemente armadillo villoso, è un mammifero appartenente all'ordine degli sdentati; vive nel continente americano e in particolare nel nord della Patagonia.Si nutre di un po' di tutto: da invertebrati, piccoli vertebrati e carne putrefatta a sostanze vegetali varie.
 
 
Axolotl. E' un anfibio e più precisamente, una salamandra...  molto, molto speciale! E' un anfibio neotenico ovvero può diventare adulto senza trasformarsi in animale terrestre. In altre parole, un Axolotl quasi mai 'decide' di trasformarsi da girino in salamandra. Il più delle volte gli fa comodo restare 'girino' e respirare nell'acqua.
 
 
Aye-aye. Soprannominato “scimmia picchio” è un primate nativo del Madagascar.
 
 
Alpaca. Insieme al Lama è una delle due specie domestiche di camelidi diffusa in Sudamerica.
 
 
 
Tarsier. Rarissimo mammifero che vive sugli alberi delle foreste Sulawesi, di Sumatra, Borneo e Filippine, ha caratteristiche che assomigliano a quelle delle scimmie. Hanno occhi grandissimi e possono ruotare la testa di 180 gradi. Sono insettivori.
 
 
Dumbo Octopus. Un mollusco di circa 20 cm che abita nelle acque oceaniche a 300-400 metri di profondità.
 
 
Frill-necked Lizard (Lucertola dal collo arricciato). E' un piccolo rettile australiano molto veloce che per difesa apre un'ampio ventaglio ornamentale attorno al collo.
 
 
 
Il narvalo (Monodon monoceros), cetaceo della famiglia dei monodontidi, noto per il suo dente a spada, caratteristica solitamente propria dell'esemplare maschio. Pare sia l'ispiratore delle leggende sugli unicorni.Vive nel Mar Artico
 
 
Pipistrello piedato. Il Pipistrello dai piedi a ventosa (Myzopoda aurita Milne-Edwards & Grandidier, 1878) è un chirottero  endemico del Madagascar. 
 
 
 
Pygmy Marmoset. Gli uistitì sono piccolissime e simpatiche scimmie della famiglia degli arctopitechi, diffuse in varie parti del Sudamerica (Brasile).
 
 
 
Blobfish. Psychrolutes marcidus è' un pesce che vive nelle profondità delle coste di Australia e Tanzania, molto raro da vedere proprio per l’inaccessibilità dei luoghi che abita. Per mantenere la profondità, la carne del blobfish è prevalentemente gelatinosa, con una densità poco inferiore a quella dell'acqua, questo permette al pesce di galleggiare sopra al fondale marino senza spendere energie nel nuotare.
 
 
Ornitorinco. L'ornitorinco è un membro dell'ordine dei Monotremi,detto anche platipo o mallangong, è un piccolo mammifero semi-acquatico endemico della parte orientale dell'Australia.
 
 
Dragone marino fogliato. Il Phycodurus eques, appartiene alla famiglia dei Syngnathidae, ed è considerato tra i cavallucci marini, l'unico del genere Phycodurus. Queste creature sono native delle acque attorno all'Australia meridionale ed occidentale e generalmente rimangono in acque temperate.
 
 
Komondor. Secondo diversi studiosi cinofili, i suoi ascendenti sarebbero gli imponenti cani originari del Tibet. In Europa è arrivato dalle steppe asiatiche al seguito degli Unni che lo uttilizzavano non solo come custode delle greggi ma anche nei combattimenti. L'attuale Ungheria è la sua "patria di elezione".
 
 
Coniglio d'angora. Questo coniglio, di corporatura grossa, è coperto da un pelo lungo e morbido. Il coniglio d'angora è originario della Turchia e si diffuse in Europa nel XVIII secolo; oggi il maggior produttore di lana d'angora è la Cina.
 
 
Il Becco a Scarpa è un uccello che fa parte della famiglia Balaenicipitidae, e si distingue per la mole notevole, il collo tarchiato e la grossa testa: il suo becco potente, simile ad un grossolano zoccolo di legno. Questo gigante degli uccelli palustri vive in numerose società nelle paludi e nelle più o meno grandi pozze d'acqua che segnano il corso del Nilo Bianco e dei suoi affluenti tra il quinto e l'ottavo grado di latitudine nord.
 
 
Hagfish. (mixine, lampreda, pesce di acquitrino simile all'anguilla)
I Missiniformi (Myxiniformes) sono un ordine di Vertebrati Agnati e assieme alle lamprede costituiscono gli unici rappresentanti attuali della classe Agnatha.
Le missine (o mixine) sono creature marine anguilliformi.
 
 
Granchio dello Yeti. Crostaceo trovato recentemente nelle profondità del Sud Pacifico.
 
 
Emperor Tamarin. Il tamarino imperatore (Saguinus imperator) è una scimmia sudamericano dai lunghi baffi e dall’aspetto arguto, il cui nome specifico (imperator) gli fu assegnato scherzosamente per la somiglianza con l'imperatore Guglielmo II di Germania.
 
 


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6 ottobre 2007

MOSTRI DELLE PROFONDITA'

 

Bizzarri animali marini
 
L’acqua di mare, con i suoi oceani, occupa la maggior parte della superficie terrestre, ma non soltanto in estensione, anche in profondità.
La parte profonda e buia degli oceani occupa molto più dell’80% di quella conosciuta e visitabile. Se si calcola una profondità media di 3800 metri, gli oceani offrirebbero più del 90% di spazio sulla terra disponibile per la vita. E di tale vastità, si suppone ne sia stata mappata solo il 5% e molte zone, quelle più profonde in particolare, rimangono ancora oggi luoghi inesplorati e di mistero. Grazie a tecnologie sempre più avanzate è possibile scendere di più in profonità, venendo spesso a conoscenza di “esseri” mai visti prima, il cui habitat li rende particolari ed unici, spesso mostruosi. Grandi, piccoli, eterei e bioluminescenti, o solo fossili viventi, eccone alcuni.  








Images by: [http://www.thedeepbook.org/nouvian_bookpage.html]









 



Images by [http://www.who-sucks.com/animals/real-life-sea-monsters-24-bizarre-creatures-of-the-deep]


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